Seconda esperienza in Cina: Pechino 北京

Tornata in Italia dopo la mia prima esperienza in Cina ho cominciato subito a fantasticare sul mio ritorno. Iniziato e finito un altro anno accademico ho deciso di ripartire, non solo per approfondire lo studio della lingua, ma anche per visitare posti nuovi e arricchire ancor più il mio bagaglio culturale.

Piazza Tiananmen 天安门广场

Ho scelto di andare a studiare a Pechino. Mi sono messa su internet alla ricerca di una buona scuola di cinese. Dopo qualche giorno di studio di vari siti, ho deciso di contattarne una in particolare: LTL Mandarin School. Questa scuola offriva, ed offre, un’ampia scelta di corsi didattici e varie tipologie di sistemazioni. Inviatagli una mail per ricevere informazioni più dettagliate, sono subito stata messa in contatto con Irene, la referente italiana, che è stata gentilissima nel darmi dettagli sulla scuola, sui corsi e sugli alloggi che offrivano. Malgrado la mia moltitudine di domande, i miei cambi d’idea e di partenza, Irene è sempre stata cortese e disponibile.

Foto di un visto X2 per la Cina

Così, dopo aver riflettuto a lungo, dopo aver compilato qualche modulo per richiedere un visto da studente X2 (ovvero un visto per studenti che restano in Cina per un periodo inferiori ai 6 mesi), sono partita per circa tre mesi per Pechino. Finita la sessione estiva a luglio ho preso l’areo per Pechino e al mio arrivo, una volta raggiunto l’appartamento in cui avrei vissuto, ho conosciuto i proprietari. Una giovane coppia cinese, con un cane chiamato Xiaoba 小八, molto simpatici e curiosi di conoscere me e la mia cultura. Inizialmente avevo un pò paura della scelta che avevo fatto, credendo di non riuscire ad adattarmi al loro stile di vita, alla fine però mi sono ricreduta, e ho instaurato un bellissimo rapporto, soprattutto con 方方 (FangFang), la proprietaria di casa. La zona della città in cui abitavo era molto tranquilla, piena di aree verdi e tra un palazzo e l’altro si trovavano campetti da basket e tavoli da ping pong da utilizzare con chi si voleva, senza bisogno di pagare per affittarli come invece succede da noi. Vicino casa c’erano anche diversi negozi di alimentari, dal famoso Family Mart al negozio di frutta e verdura della signora Wang 王, così come tanti ristoranti dove mangiare alcune delle specialità della zona, quali l’anatra alla pechinese 北京烤鸭 (Běijīng kǎo yā), i bāozi 包子 (un panino cotto al vapore ripieno di carne e/o verdure) e l’hotpot 火锅 (Huǒguō), un pentolone di brodo vegetale in ebollizione posto su una piastra accesa al centro del tavolo in cui ognuno può cuocere a sua scelta carne, pesce o verdure.

A 10 minuti a piedi da casa, c’era la stazione metro di Caofang (草房地铁站). Come a Shanghai, anche a Pechino la mattina andavo a scuola prendendo la metro. Essendo il mio un quartiere residenziale e Pechino una città di 25 milioni di abitanti, la mattina mi trovavo tra le migliaia di persone che entravano in stazione e salivano su uno dei tanti vagoni, una appiccicata all’altra, come sardine in scatola. D’altronde essendo una città così estesa e popolata, cosa potevo aspettarmi? La comodità sopperisce sicuramente alla pienezza dei vagoni. Circa 20 linee metro collegano da un estremo all’altro la città. Purtroppo non si possono fare abbonamenti annuali o mensili, bisogna comprare una carta ricaricabile. I cinesi però si sa, sono molto tecnologici, per questo anche la carta per i mezzi può essere inserita nel telefono. Ah, una cosa che non vi ho detto fin’ora. Non in tutti i locali in Cina vengono accettate le carte di credito straniere, per questo vi consiglio di ritirare soldi oppure, se restate a lungo, di aprirvi un conto su Alipay o su WeChat. Con queste due applicazioni potrete pagare ovunque, anche al banchetto per strada che vende la frutta, andando in giro con il solo telefono, senza la necessità di portarsi una borsa e il portafoglio. 

Tornando a Pechino, Beijing 北京,”letteralmente la capitale del nord” , beh che dire su questa città, è talmente grande che perdersi è facile, ma lo è anche ritrovarsi. Dal punto di vista storico, Pechino offre tantissimo. Sicuramente non vanno saltate delle giornate dedicate alla Città Proibita (故宫 Gùgōng), al Palazzo d’Estate (颐和园 Yíhé Yuán), al Tempio del Cielo (天坛 Tiāntán) e dei Lama (雍和宫 Yōnghé Gōng), e ovviamente alla Grande Muraglia (长城 Chángchéng). Se invece volete farvi una passeggiata in qualche parco vi consiglio Beihai (北海公园 Běihǎi Gōngyuán), Jingshan (景山公园 Jǐngshān Gōngyuán) e il Parco Olimpico (北京奥林匹克公园 Běijīng Àolínpǐkè Gōngyuán). La sera se avete voglia di buttarvi nella mischia, sicuramente verrete catturati da uno dei tanti locali nella zona di Sanlitun (三里屯), la zona più frequentata dagli occidentali, dove troverete ristoranti italiani, bar spagnoleggianti e la terrazza Martini con una vista pazzesca. Molto carina invece per una serata più tranquilla e meno caotica la zona degli Hutong a Wudaoying. Sera e divertimento sono sicuramente due parole che in questa città vanno a braccetto.

Nonostante la mia permanenza sia stata di tre mesi non sono riuscita a visitare tutto ciò che la città offriva. Sono tanti i luoghi dove andare, tanti come le cose che ci sarebbero da dire riguardo questo Paese meraviglioso e indescrivibile; tanto vasto, quanto vario. Anche se a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia, Pechino mi ha fatto sentire a casa ogni giorno e nella mia mente rimarranno sempre impressi i momenti passati con le persone che ho conosciuto: le passeggiate con la mia famiglia cinese e Xiaoba 小八, i sorrisi dei portieri del mio palazzo e della signora al supermercato, le chiacchierate impacciate in cinese con la ragazza che mi faceva la manicure e le risate con tutte le insegnanti nella mia scuola.  Pechino mi è entrata nel cuore e mi ha fatto capire che, se circondati dalle persone giuste, ogni posto può farti sentire a casa.

Chengyu cinese:

四海为家

(sì hǎi wéi jiā)

Qualsiasi posto può essere considerato come la propria casa.

Chengyu cinese 四海为家
Il mio video su Pechino

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