Un mare di plastica

I danni all’ecosistema marino potrebbero essere irreversibili se non si agisce in fretta. 

Un mare di plastica

Dalla metà del novecento, la produzione di plastica nel mondo è aumentata notevolmente e negli ultimi anni si è parlato molto di inquinamento dovuto all’uso smodato di questo materiale. Il costante impiego di materiali plastici e lo scorretto smaltimento degli stessi, hanno causato ingenti danni all’ecosistema terrestre e marino. 

I tempi di decomposizione della plastica sono lunghissimi. Si parla di più di una decina di anni per alcuni oggetti ma anche di centinaia per altri. Per questo è ritenuta in assoluto il materiale più pericoloso per la salute della Terra e dei suoi abitanti.

Tempi di decomposizione dei rifiuti

In seguito a ricerche e spedizioni scientifiche, sono state identificate negli oceani numerose aree chiamate “isole di plastica”, ovvero enormi accumuli di materiali nocivi galleggianti. Le correnti oceaniche, cioè lo spostamento di masse d’acqua, spingono verso determinate direzioni non solo l’acqua ma anche tutto ciò che è presente in essa. 

Proprio per questo, in alcune aree del mondo sono presenti discariche in mare aperto in cui vengono ammassate sostanze provenienti da ogni angolo della Terra. Una delle più note e delle più grandi isole di plastica, si stima abbia la stessa dimensione della Penisola Iberica ed è chiamata Pacific Trash Vortex o Giant Pacific Garbage Patch.

I cerchi rossi nell’immagine indicano le isole di plastica

Dalle Hawaii alla Nuova Zelanda, dal Polo Nord al Polo Sud, nessuno dei mari o degli oceani è rimasto immune a questo fenomeno. Dalle buste della spesa ai bastoncini per la pulizia delle orecchie, dalle reti da pesca ai mozziconi delle sigarette,  l’ecosistema marino è quotidianamente minacciato da questi oggetti che risultano esserne il principale inquinante.

Migliaia di animali muoiono ogni anno ingerendo pezzi di plastica o rimanendo intrappolati tra buste, reti da pesca abbandonate o anelli per lattine. Alcuni esemplari di delfini e squali sono stati avvistati durante immersioni subacquee con ferite causate da alcuni degli oggetti sopraelencati, così come foche sulle spiagge intrappolate in qualsiasi tipo di materiale in plastica.

Tra le prime vittime dell’inquinamento dei mari ci sono le balene che spalancando la bocca per nutrirsi di plancton ingeriscono enormi quantità d’acqua e tutto ciò che è contenuto in essa. Diversi infatti sono stati i casi di ritrovamento di balene spiaggiate e decedute in tutto il mondo. Verificando le cause della loro morte, i biologi hanno riscontrato un’ingente quantità di materiali plastici nei loro stomaci.

Così come le balene, anche le tartarughe si trovano ad affrontare un fenomeno simile scambiando buste galleggianti per meduse, il loro cibo preferito. L’ingestione di una sola busta determina gravi ripercussioni sul loro organismo, portandole addirittura alla morte.

Altri grandi “mangiatori” di plastica sono i pesci e i crostacei. Biologi e ricercatori hanno effettuato uno studio sui pesci consumati a tavola in tutto il mondo. Dalle analisi condotte si è riscontrato come nelle loro carni siano presenti microplastiche in grado di essere ingerite anche dall’uomo e che potrebbero portare a gravi problemi di salute.

Tra i tanti oggetti trovati lungo le strade e le spiagge attualmente ci sono anche le mascherine e i guanti monouso che, con l’avvento del Covid-19, si è costretti ad utilizzare. Anche in questa situazione di emergenza il buon senso delle persone dovrebbe prevalere affinché questi oggetti non contribuiscano maggiormente al degrado ambientale.

Per questo è necessario un cambio di abitudini da parte della popolazione mondiale e seguire i principi delle quattro R è tra quelli. Le quattro R corrispondono a:

Le quattro R
  • Ridurre: ad esempio portandosi borse di tela per fare la spesa
  • Riusare: scegliendo prodotti in vetro al posto di quelli in plastica
  • Riciclare: facendo la raccolta differenziata
  • Recuperare: riutilizzando vecchi oggetti prima di gettarli via.

D’ora in poi, le decisioni che ogni stato prenderà saranno fondamentali per la salvaguardia dell’ambiente marino e terrestre. Politiche più rigide riguardo la produzione e il consumo della plastica dovrebbero essere attuate nell’immediato.

Non sono sufficienti le numerose Onlus nazionali ed internazionali che si battono ogni anno per la salvaguardia dell’ecosistema, come ad esempio fanno Greenpeace e SeaSheperd, o i numerosi progetti per la pulizia di spiagge e fondali organizzati da varie associazioni come 4Ocean o The Ocean Cleanup

Il magazine online ohga! ha pubblicato un video su YouTube chiamato “L’isola di plastica” formatasi nel mare Atlantico, nelle vicinanze dell’isola Hispaniola. Il video testimonia l’impatto nocivo della plastica.

Video pubblicato da ohga! il 10 maggio del 2019

L’aumento di morti premature e l’estinzione di alcune specie di animali e piante è ciò che gli scienziati prospettano per il futuro del Pianeta. Rimediare ai danni procurati all’ambiente è necessario e ancora possibile se si agisce nell’immediato.

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